I big player di Internet pagheranno gli autori

Uno dei compiti fondamentali del diritto consiste nel dare sistemazione a interessi diversi, stabilendo una regola giuridica che indichi come risolvere un conflitto, potenziale o attuale, tra questi interessi contrapposti.
Nel fare ciò il Legislatore è chiamato a valutare attentamente la situazione concreta e le ragioni degli uni e degli altri per poi approvare e promulgare la regola che darà un nuovo equilibrio al settore normativo coinvolto. Spesso in questa fase si anima un dibattito tra i sostenitori dell’una e dell’altra tesi, soprattutto quando sono in campo rilevanti interessi contrapposti. Ed è proprio quello che è successo in occasione dell’approvazione da parte del Parlamento Europeo, il 26 marzo 2019, della cosiddetta “Direttiva Copyright”, che ha l’obiettivo di stabilire un nuovo assetto in uno dei mercati più ricchi del mondo, quello della diffusione dei contenuti attraverso internet e dei relativi introiti pubblicitari. Le discussioni intorno a questo provvedimento sono state molto accese, due le posizioni principali che riassumiamo di seguito molto sinteticamente: i sostenitori della Direttiva ritengono che con tale strumento giuridico si riuscirà a riequilibrare il mercato in favore di autori (blogger, scrittori, musicisti, ecc.) ed editori che, fino a questo momento, non percepiscono alcun compenso quando un utente della rete rilancia i propri contenuti sulle grandi piattaforme digitali (Facebook, YouTube, ecc.), quasi sempre senza aver ottenuto alcuna licenza da parte degli stessi autori ed editori; chi ha votato contro sostiene invece che il provvedimento europeo possa costituire un pericolo alla libertà di espressione di Internet, poiché va ad intaccare il cosiddetto principio di neutralità della rete.
Con l’approvazione della Direttiva, possiamo dire che si è deciso, in linea di massima, di accogliere le preoccupazioni dei sostenitori della prima tesi appena esposta.
Riportiamo qui di seguito alcuni brevi stralci del provvedimento normativo in commento, proprio per consentire, nei limiti del possibile, una analisi personale del testo della Direttiva.

Articolo 11
Protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale
1. Gli Stati membri riconoscono agli editori di giornali i diritti di cui all’articolo 2 e all’articolo 3, paragrafo 2, della direttiva 2001/29/CE (diritto di riproduzione e di messa a disposizione del pubblico, ndr) per l’utilizzo digitale delle loro pubblicazioni di carattere giornalistico.
2. I diritti di cui al paragrafo 1 non modificano e non pregiudicano in alcun modo quelli previsti dal diritto dell’Unione per gli autori e gli altri titolari di diritti relativamente ad opere e altro materiale inclusi in una pubblicazione di carattere giornalistico. Essi non possono essere invocati contro tali autori e altri titolari di diritti e, in particolare, non possono privarli del diritto di sfruttare le loro opere e altro materiale in modo indipendente dalla pubblicazione di carattere giornalistico in cui sono inclusi.
3. (. . .).
4. I diritti di cui al paragrafo 1 scadono 20 anni dopo l’uscita della pubblicazione di carattere giornalistico. Tale termine è calcolato a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo alla data di pubblicazione.

Articolo 12
Richieste di equo compenso
1. Gli Stati membri possono prevedere che, nel caso in cui un autore abbia trasferito o concesso un diritto mediante licenza a un editore, tale trasferimento o licenza costituisca una base giuridica sufficiente affinché l’editore possa reclamare una quota del compenso previsto per gli utilizzi dell’opera in virtù di un’eccezione o di una limitazione al diritto trasferito o concesso mediante licenza.
Articolo 13
Utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiale caricati dagli utenti
1. I prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno pubblico accesso a grandi quantità di opere o altro materiale caricati dagli utenti adottano, in collaborazione con i titolari dei diritti, misure miranti a garantire il funzionamento degli accordi con essi conclusi per l’uso delle loro opere o altro materiale ovvero volte ad impedire che talune opere o altro materiale identificati dai titolari dei diritti mediante la collaborazione con gli stessi prestatori siano messi a disposizione sui loro servizi. Tali misure, quali l’uso di tecnologie efficaci per il riconoscimento dei contenuti, sono adeguate e proporzionate. I prestatori di servizi forniscono ai titolari dei diritti informazioni adeguate sul funzionamento e l’attivazione delle misure e, se del caso, riferiscono adeguatamente sul riconoscimento e l’utilizzo delle opere e altro materiale.
2. Gli Stati membri provvedono a che i prestatori di servizi di cui al paragrafo 1 istituiscano meccanismi di reclamo e ricorso da mettere a disposizione degli utenti in caso di controversie in merito all’applicazione delle misure di cui al paragrafo 1.
3. (. . .).

Oltre alla previsione di un equo compenso, viene quindi richiesto ai big player del mondo digitale (Facebook, YouTube, ecc.) di attivarsi in primo luogo per acquisire dall’autore o dall’editore il diritto alla pubblicazione del contenuto sulla propria piattaforma digitale (“licenza”), ovviamente pagandolo. Oltre a ciò, viene richiesto loro di attivarsi per garantire il rispetto di tali diritti attivando misure tecnologiche in grado di monitorare ed impedire la pubblicazione ed il rilancio di contenuti senza licenza da parte dei propri utenti.
Come è stato fatto notare, la necessità per Facebook e YouTube di acquisire sul mercato il diritto alla pubblicazione dei contenuti attraverso degli accordi di licenza con gli autori e gli editori finisce per trasformare queste grandi piattaforme digitali in editori, poiché potranno decidere quali contenuti acquisire in licenza e quindi pubblicare e quali no. Probabilmente bisognerà vigilare ed adottare le opportune precauzioni per evitare che questa norma non si trasformi in un boomerang, limitando la diffusione di contenuti non acquisiti dai social media. In tal senso è facile pronosticare un aumento, soprattutto da parte di autori ed editori ancora non molto conosciuti, di licenze libere per la diffusione su internet oppure delle licenze Creative Commons.
Proprio per non ingessare la libera circolazione delle idee è previsto che i cosiddetti “snippet” brevi, le parole che presentano un articolo, non siano quindi protetti: le notizie continueranno ad apparire come prima sui newsfeed di Google o sulle bacheche Facebook. I link restano liberi e gratuiti.
Un’ultima annotazione, relativa allo strumento normativo adottato in questo caso dal legislatore europeo: la Direttiva è una fonte molto particolare del diritto dell’Unione Europea; essa non è un atto immediatamente applicabile ma indica agli Stati membri degli obiettivi da raggiungere attraverso ulteriori leggi nazionali di recepimento della Direttiva medesima. Questo comporterà, inevitabilmente, una certa disomogeneità nell’applicazione della Direttiva in giro per l’Europa, perché ogni Stato indicherà con quali misure intende raggiungere gli obiettivi posti dalla Direttiva. Oltre a ciò, si tratta di un procedimento piuttosto lungo, poiché le varie leggi di recepimento nazionale potrebbero arrivare anche in uno/due anni.

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