Dal Dipe uno studio sullo stato dell’arte e le prospettive del Project Financing

“Il Project Financing per la realizzazione delle opere pubbliche in Italia – stato dell’arte, criticità e prospettive”: è questo il titolo dello studio, molto interessante, pubblicato dal DIPE (Dipartimento per la Programmazione ed il Coordinamento della Politica economia) nel settembre 2015 e curato da Pasquale Marasco, Paolo Piacenza e Marco Tranquilli. Di seguito alcuni passaggi selezionati dalle conclusioni. Buona lettura.

«Il PARTENARIATO PUBBLICO PRIVATO NELLE SCELTE DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

Il fenomeno del Partenariato Pubblico Privato è diventato negli anni un fattore molto rilevante nelle scelte delle Pubbliche Amministrazioni italiane, con riferimento alla realizzazione delle opere pubbliche e alla gestione dei servizi. Non è però stata fino ad oggi di altrettanta evidenza la reale funzionalità di tali procedure, in particolare con riferimento alla capacità delle Amministrazioni di garantire una efficiente ed efficace fase gestionale, che produca un effettivo valore aggiunto per tutti gli operatori coinvolti, in primis per la Pubblica Amministrazione stessa.

LE NUMEROSE MODIFICHE NORMATIVE NON HANNO AIUTATO LA CRESCITA DEL PPP
Il passaggio dalla legge Merloni al Codice dei contratti pubblici, nonché le successive modifiche a quest’ultimo, non hanno prodotto effetti rilevanti sulla quantità di opere giunte alla sigla del contratto di concessione, né all’apertura dei cantieri e nemmeno hanno inciso in maniera rilevante sulla percentuale di opere giunte alla fase di gestione. Questo dato evidenzia come le modifiche normative effettuate nel tempo non abbiano rilevato, di fatto, sulla capacità media di realizzare e gestire in maniera corretta i progetti tramite procedure di PPP. L’incessante produzione normativa al riguardo, che non ha consentito di raggiungere quel grado di certezza da sempre richiesto dagli operatori del settore, anche internazionali – particolarmente importante nella gestione dei contratti di lunga durata – rischia, anzi, di creare un effetto disincentivante nei confronti del ricorso al PPP.

LA NUOVA DIRETTIVA 2014/23/UE
Il recepimento della nuova Direttiva 2014/23/UE dovrebbe, dunque, essere l’occasione per disciplinare, in maniera lineare ed organica, l’intero istituto del PPP ponendo particolare attenzione, oltre alla fase di progettazione e aggiudicazione (su cui il legislatore si è dimostrato da sempre più sensibile) anche alla fase di gestione del contratto di concessione: definendone con precisione le caratteristiche peculiari, favorendone la finanziabilità e fornendo un’adeguata disciplina anche nella gestione delle c.d. “patologie” tipiche dei contratti di lunga durata, nel rispetto e in attuazione delle indicazioni fornite al riguardo dalla Direttiva medesima. Ci si riferisce, in particolare, agli aspetti relativi alla durata delle concessioni, che dovrebbe essere maggiormente collegata all’effettiva sostenibilità finanziaria delle operazioni; alla contestualizzazione del concetto di “rischio operativo”, rispetto al c.d.
trasferimento/condivisione dei rischi tra parte pubblica e soggetto privato, sia in fase di valutazione della proposta/impostazione della procedura ad evidenza pubblica, sia in fase di gestione contrattuale; alle modalità di gestione delle c.d. sopravvenienze e, in generale, di quei fattori terzi verificatisi a valle della sottoscrizione del contratto in grado di incidere sull’equilibrio del rapporto concessorio; e a tutta un’altra serie di elementi trattati direttamente dal legislatore comunitario».

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