Approvato il Jobs Act Autonomi: i professionisti potranno partecipare alle reti di impresa

Nella giornata di oggi il Senato ha definitivamente approvato il cosiddetto “Jobs act degli autonomi”, una nuova legge pensata per promuovere tutele e altre misure di sostegno per i lavoratori autonomi.
Il provvedimento contiene alcune disposizioni che molto probabilmente avranno un impatto significativo nei prossimi anni, consentendo la partecipazione dei professionisti alle reti di impresa e così superando una barriera fino ad oggi pressoché indiscussa, la partecipazione alle reti di impresa dei soli imprenditori, seppur con i limiti che verranno precisati a breve.
Innanzitutto il testo della disposizione di cui si parla, contenuto all’art. 12 del predetto Jobs Act Autonomi (rubricato “Informazioni e accesso agli appalti pubblici e ai bandi per l’assegnazione di incarichi e appalti privati”), che afferma quanto segue:
1. Le amministrazioni pubbliche promuovono, in qualità di stazioni appaltanti, la partecipazione dei lavoratori autonomi agli appalti pubblici per la prestazione di servizi o ai bandi per l’assegnazione di incarichi personali di consulenza o ricerca, in particolare favorendo il loro accesso alle informazioni relative alle gare pubbliche, anche attraverso gli sportelli di cui all’articolo 10, comma 1, e la loro partecipazione alle procedure di aggiudicazione.
2. Ai fini dell’accesso ai piani operativi regionali e nazionali a valere sui fondi strutturali europei, i soggetti di cui al presente capo sono equiparati alle piccole e medie imprese. All’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, il comma 821 è abrogato.
3. Al fine di consentire la partecipazione ai bandi e concorrere all’assegnazione di incarichi e appalti privati, è riconosciuta ai soggetti che svolgono attività professionale, a prescindere dalla forma giuridica rivestita, la possibilità:
a) di costituire reti di esercenti la professione e consentire agli stessi di partecipare alle reti di imprese, in forma di reti miste, di cui all’articolo 3, commi 4-ter e seguenti, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, con accesso alle relative provvidenze in materia;
b) di costituire consorzi stabili professionali;
c) di costituire associazioni temporanee professionali, secondo la disciplina prevista dall’articolo 48 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, in quanto compatibile.
4. Agli adempimenti di cui al comma 1 si provvede senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente“.

Notiamo, preliminarmente, come l’equiparazione dei lavoratori autonomi alle imprese piccole e medie, sia pure ai soli fini dell’accesso dei piani operativi regionali e nazionali, sia un ulteriore indice dell’avvicinamento tra queste due categorie, protagoniste della vita economica, anche dal punto di vista normativo.
Discorso simile si può fare anche con riferimento al successivo comma terzo, dove, per l’appunto, si riconosce a coloro che svolgono attività professionale, senza tenere in considerazione la forma giuridica rivestita, di costituire a) “reti di esercenti la professione”; e
b) di consentire ai medesimi soggetti professionali di partecipare alle reti di imprese, in forma di reti miste.
In via preliminare e fatti salvi i necessari approfondimenti di questa nuova normativa, in primo luogo si ritiene che questa disposizione abbia introdotto almeno altri due tipi di reti di impresa a tutt’oggi non esistenti (le prime due dell’elenco che segue) e cioè:
a) reti formate esclusivamente da professionisti;
b) reti miste, cioè formate da professionisti e da imprenditori;
c) a queste si aggiungono le reti di imprese diciamo “tradizionali”, cioè quelle formate dalle sole imprese, come previsto fino ad oggi.
Si ritiene, inoltre, che il citato comma 3 sia piuttosto chiaro nel circoscrivere la presenza dei professionisti nelle reti professionali e nelle reti miste nei casi in cui queste reti partecipino a bandi o concorrano all’assegnazione di incarichi e appalti privati. Se questa conclusione può sollevare alcuni problemi in tema di coordinamento della attività delle reti professionali e miste, ci sembra comunque coerente con la grande flessibilità di applicazione che le reti di imprese hanno dimostrato di possedere.

Rimangono, infine, aperti diversi problemi relativi ad alcuni aspetti delle professioni, soprattutto quelle ordinistiche, che potrebbero essere incompatibili con la partecipazione ad una aggregazione di natura e con scopi imprenditoriali: si pensi, per esempio, ai profili deontologici di imparzialità e indipendenza richiesti da molti ordini professionali ai propri iscritti, a cominciare dagli avvocati.

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