La Corte costituzionale “salva” l'IMU 2014-2015

L’intricata vicenda normativa che ha complicato il pagamento dell’Imu sui terreni agricoli nel 2014-2015 supera l’esame della Corte costituzionale. I Comuni, quindi, possono procedere con gli accertamenti a carico di chi, verosimilmente a causa delle difficoltà di orientarsi nel continuo cambio di regole di quel periodo, non ha pagato l’imposta o ha versato una somma inferiore a quella dovuta.

È questa la conseguenza principale della sentenza 17/2018, con cui la Corte costituzionale (presidente Grossi, relatore Carosi) ha chiuso una delle vicende più inutilmente complicate nella storia recente della fiscalità locale.

Tutto nasce nell’aprile del 2014, quando il decreto 66 introduce il bonus da 80 euro e per finanziarne una parte  modifica le norme dell’Imu sui terreni. Il provvedimento divide i Comuni in tre fasce («montani», con terreni tutti esenti, «parzialmente montani», con esenzione solo per i coltivatori diretti, e «non montani», senza esenzioni) sulla base della loro altitudine, misurata alla sede del municipio. Tale modifica aveva innescato subito un fitto contenzioso che aveva portato il Tar Lazio a sospendere il tutto. Per cercare di sbloccare la situazione così creatasi, a inizio 2015, allora, il governo è intervenuto in maniera retroattiva ripensando la tripartizione, e fondandola sull’elenco Istat dei Comuni montani. Il tutto in una girandola di scadenze che ai contribuenti in grado di adeguarsi ha permesso di pagare a inizio 2015 anche l’imposta del 2014. Contro la nuova sistemazione della tassazione IMU  si sono però attivati i Comuni lamentando una perdita di entrata nel complesso giro delle compensazioni, e a fine 2015 è stata cancellata dalla manovra che ha riportato il tutto alle vecchie regole del 1993.

Proprio il conflitto con gli enti locali è arrivato all’esame della Consulta, che però ha giudicato legittima la norma non ritenendola oltre «la soglia della palese irragionevolezza» perché ancorata a un elenco Istat fondato su criteri articolati. L’Imu 2014-2015 misurata da quella regola, quindi, è dovuta: e gli accertamenti sono legittimi.